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Buona Pasqua!

Auguro una Felice Pasqua a tutti voi, che per volontà o per caso vi trovate a passare di qui.

Vi lascio in compagnia di  uno spettacolo strepitoso quanto la magnifica canzone che lo introduce.

p.s. Un consiglio: lasciate che il video si carichi completamente, e gustatevelo senza interruzioni.
Ne vale la pena!

Let it snow!!

 Magari lo sapete già, per me è stata una divertente novità stamattina. Sapete cosa ho scoperto?

Dopo la serie di simpatici doodles  animati, Google ci ha riservato una sorpresa  per scandire l’inizio dell’inverno: se digitate let it snow nella barra di ricerca di Google, piano piano inizierà una lieve nevicata, e tutto lo schermo inizierà ad apppannarsi. Il bello è che (tenendo premuto il tasto del mouse e spostandolo) potete addirittura scriverci, come fanno i bambini sui finestrini delle auto! Quando volete tornare alla normalità cliccate il pulsante “defrost” e la magia svanirà in un attimo.

Regina della notte

L’altro giorno, mentre leggevo  questo post ho aperto un link ed ho ascoltato una bellissima aria di Mozart, la “Regina della notte”, dal Flauto magico. La trovo fantastica. Era tanto che non la sentivo, benché Mozart sia il compositore che preferisco in assoluto.  Mentre rientravo nella mia umile casetta (qui n.d.r. :-) ), pensando e ripensando mi è tornata in mente una versione remix che, quando avevo più o meno l’età dell’autrice di quel blog, faceva da sigla al programma “Proffimamente”.
Lo ricordate?  Peggio per voi, siete vecchi come me ;-)

Insomma, per farla breve, questa versione era cantata da due ragazze norvegesi, dal nome Dollie De Luxe, ed era mixata con nientemeno che Satisfaction!
Io la adoro, spero che piaccia anche a voi.

Ona, Ona, Ona!

Oggi, ma soprattutto stasera, a Firenze e dintorni è la “Festa della Rificolona”.
Di che si tratta?

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Questa festa affonda le sue radici probabilmente intorno al Seicento, quando, alla vigilia della natività di Maria (il 7 settembre, appunto) i contadini delle campagne del Casentino e i montanari del pistoiese, venivano a festeggiare la natività della Madonna nella Basilica di Santa Maria Annunziata.
Il giorno seguente, si teneva solitamente una fiera, dove i contadini si recavano per vendere le loro merci, che consistevano in filati, formaggi, funghi secchi  ecc. e i contadini (che hanno scarpe grosse ma cervello fino) anticipavano il loro arrivo in modo tale da garantirsi un buon posto al mercato.  Partendo di notte, avevano dunque bisogno di rischiararsi il cammino, e per far ciò costruivano delle lanterne di carta aperte in cima, con all’interno una piccola candela, le legavano in cima a bastoni e pertiche e le usavano come lampioni da viaggio.
Arrivati a Firenze, si mettevano a dormire sotto i loggiati, ma i giovani fiorentini davano loro filo da torcere, canzonandoli con irriverenza e maleducazione, soprattutto per via della loro goffaggine nel camminare (causata dal carico delle merci),  per il loro abbigliamento inelegante e per le forme giunoniche delle loro donne. Proprio le donne erano le più bersagliate da questi scapestrati giovanotti, che le  canzonavano chiamandole  “fieruculone”, sia perché partecipavano alla fiera, ma soprattutto per il loro abbondante posteriore ( proprio da ciò deriva il termine “rificolona”).
I contadini subìvano in silenzio, ma mettevano in conto i torti aumentando il costo delle loro mercanzìe. Col passar del tempo questo modo canzonatorio di accogliere i contadini  degenerò oltremodo, infatti verso la mezzanotte i giovanotti usavano lanciare delle bucce di cocomero alle lanterne, facendole incendiare. Con questo “rito”, la festa si concludeva.

Ai giorni nostri la festa è ancora molto sentita, le lanterne si sono via via modificate diventando sempre più commerciali, anche se, nella settimana precedente alla Festa, in alcuni comuni della zona vengono organizzati  incontri con i bambini per insegnare loro a costruirsi la rificolona da soli. I bambini più piccoli partecipano volentieri alla festa, tutti orgogliosi delle loro lanterne illuminate, e vanno canticchiando la storica cantilena:  “Ona, Ona, Ona, ma che bella rificolona, la mia ll’è co’ fiocchi, la tua ll’è co’ pidocchi…”  ma sanno che per seguire la tradizione fino in fondo, devono comunque fare i conti con i più grandicelli che, armati non di bucce di cocomero, bensì di stucco e cerbottane, li aspettano al varco.

Diverso da chi?

L’altra sera facevo un po’ di sano zapping fra i programmi delle varie reti, e mi sono imbattuta in questa commedia. A parte la riconferma che Luca Argentero è davvero un bravo attore (strana eccezione nello stuolo dei totali incapaci dei vari  GF ) sia in ruoli seri che comici, devo dire che il film è davvero divertente, tanto che, dopo solo alcune scene, ho posato il telecomando. La storia, per chi non l’avesse visto, racconta le vicissitudini di  tre personaggi: Piero (Argentero) impegnato in politica per il centrosinistra e attivista gay, felicemente “sposato” da 14 anni con Remo (Flilippo Nigro) cuoco sopraffino e critico di risoranti spesso in giro per lavoro, e Adele (Claudia Gerini), ultramoderata e antidivorzista. Per un curioso scherzo del destino (superato da un altro candidato per le elezioni a sindaco,  questi muore, lasciando il posto al secondo classificato) Piero e Adele si trovano a dover collaborare. Ed è proprio da qui che, dopo le prime schermaglie e divergenze di opinioni i due scoprono di essere attratti l’uno dall’altra.
Piero, convinto di essere stragay, non riesce a capire cosa gli stia succedendo.  Che ne sarà ora della sua immagine di simbolo gay? E come dirlo a Remo senza rischiare di farsi lasciare? La politica da ora in poi viene un po’ messa a margine, per lasciare il posto ai vari sentimenti. Quelli contrastanti di Piero, che non riesce a prendere il coraggio per considerarsi diverso dai diversi quindi bisex, risultando lui stesso più bacchettone di quelli che all’inizio cercava di combattere.
I sentimenti di Remo, che pur di non lasciarlo, accetta questa strana situazione a tre, e quelli di Adele, innamorata e incinta nonostante le sue possibilità di avere figli fossero quasi nulle, ma ben consapevole di quello che vuole.
Il finale è un po’ prevedibile, ma mette in luce il bisogno di famiglia di tutti i protagonisti, che pur di avere la possibilità di essere parte della vita di quel bambino, sembrano felici di accettare alcuni compromessi.
Il film è esilarante, ma delicato nel trattare un tema difficile quale l’omosessualità, l’omofobia, l’accettazione di sé e degli altri per quello che siamo e che sono.
Da vedere, per ridere e anche riflettere.