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Bolgheri (post chilometrico, preparate generi di conforto…)

Da 23 anni andiamo nella stessa località di mare.
Ci credete se vi dico che e non avevamo mai visitato un piccolo borgo (tra l’altro molto famoso) a pochissimi chilometri da lì?!?!? Eppure è così. Fino a quest’anno abbiamo sempre programmato i giorni di vacanza ripetitivamente, cercando di assecondare le esigenze di tutti, quindi:  parco giochi tematico per i ragazzi, impianto termale per me, a volte acquario di Genova per tutta la famiglia e così via, non considerando che ogni anno non rientrava nel programma qualche escursione nel circondario.
Quest’anno abbiamo un po’ rivisitato e rimodernato la “scaletta” delle vacanze e abbiamo apportato qualche piccola variazione.  Prima di tutto  l’acquario che abbiamo visitato è stato quello di Livorno.
E’ stata una piacevolissima sorpresa, molto più vasto di come ce lo aspettavamo, con moltissime varietà di pesci ed organismi marini, nonché la ricostruzione di una nave antica con  spiegazione del sistema di carico delle anfore. Perdipiù, al piano superiore si può visitare la mostra “Kosmos: il cielo e le stelle dell’antichita’ a Galileo” ideata dal Museo Galileo – Istituto e Museo di Storia della Scienza di Firenze. Mostra molto interessante davvero, piena di ricostruzioni, modelli in scala e postazioni interattive che illustrano la storia degli studi astronomici, dalle popolazioni più antiche, ad Aristotele e Tolomeo e fino alle intuizioni e scoperte di Copernico e Galileo sul moto dei pianeti. Al ritorno, una visita al mercatino americano di Livorno con due maschietti è stata ovviamente una tappa obbligata; in casa nostra mimetiche, fucili a gas e/o aria compressa, scarponi e quant’altro sono pane quotidiano (visto anche che Simone pratica il Soft Air)…

Abbiamo anche deciso di fare un’escursione alle Cinque Terre. Strada facendo volevamo andare a trovare quell’amico che Maurizio ed altriavevano aiutato dopo l’alluvione di cui avevo parlato in questo post, visto che si trovava in quella zona. Dopo aver girato come persi tutta la mattina, ed aver rimpianto amaramente l’assenza di un navigatore satellitare,  finalmente l’abbiamo trovato. Sembra impossibile, ha fatto un lavoro strepitoso, non si riesce neanche a capire che solo l’anno scorso lì ci fosse la devastazione totale. Adesso altri olivi, altri lamponi, hanno fatto rinascere la vita dal fango e dai detriti. Nel pomeriggio, dopo un delizioso pranzo in un ristorantino di pesce della zona (e ci voleva!),  si riparte per le Cinque Terre. Arriviamo in zona dal centro. Tre delle cinque terre a sinistra, due a destra. Scegliamo di andare verso Corniglia e seguiamo la strada che ci indica una signora del posto e che sembra sia l’unica per arrivare fin lì. Probabilmente saremo gli unici sulla Terra a non essere riusciti ad arrivarci. Terrore puro ha pervaso l’abitacolo della macchina quando ci siamo trovati su una stretta e tortuosa strada di montagna, con lo strapiombo sotto, una fitta nebbia e l’asfalto franato in molteplici punti a testimonianza delle le ferite causate dall’alluvione. Arrivati in fondo, e non vedendo altre indicazioni, siamo letteralmente fuggiti da lì.

Sulla via del ritorno, non appena eravamo riusciti a tirare un sospiro di sollievo, Maurizio si è fatto venire la voglia di fare una visita a Sant’Anna di Stazzema, che in teoria era “di strada”. Beh non c’è che dire, di strada ne abbiamo fatta tanta, infatti, dirigendoci verso Stazzema in realtà siamo arrivati sull’altro lato della montagna. Nonostante il nome, Sant’Anna di Stazzema si trova vicino a Pietrasanta. Alla fine ce l’abbiamo fattaad arrivare,  abbiamo visitato la chiesa, nella quale un marmo appeso al muro dietro l’altare ricorda con foto ed età i civili, per la quasi totalità composti da vecchi, suore, donne e bambini, neonati e donne in gravidanza,   che si erano nascosti sui monti per scampare dalla guerra e che furono barbaramente trucidati e bruciati con il lanciafiamme dai tedeschi nel 1944.

La Chiesa di Sant’Anna

La lapide esterna alla chiesa

Il santuario in cima alla collina, dove si arriva percorrendo una Via Crucis

E’ stata una visita molto toccante, e abbiamo deciso di tornare l’anno prossimo (ormai sappiamo la strada…) perché con tutto quel viaggiare siamo arrivati tardi per visitare il museo.

Ma la vera rivelazione di quest’anno, come dicevo prima, è stata la visita a Bolgheri.

E’ un piccolo borgo a pochi chilometri da Castagneto Carducci, antico feudo dei Conti della Gherardesca, molto famoso per questo magnifico viale, lungo circa cinque chilometri, affiancato da oltre 2000 cipressi che da San Guido conducono fino all’ingresso del borgo:

che, fra le altre cose, ha ispirato questa  celebre (e lunghissima) poesia :

Davanti a San Guido

I cipressi che a Bólgheri alti e schietti
Van da San Guido in duplice filar,
Quasi in corsa giganti giovinetti
Mi balzarono incontro e mi guardar.
Mi riconobbero, e— Ben torni omai —
Bisbigliaron vèr’ me co ‘l capo chino —
Perché non scendi ? Perché non ristai ?
Fresca è la sera e a te noto il cammino.
Oh sièditi a le nostre ombre odorate
Ove soffia dal mare il maestrale:
Ira non ti serbiam de le sassate
Tue d’una volta: oh non facean già male!
Nidi portiamo ancor di rusignoli:
Deh perché fuggi rapido cosí ?
Le passere la sera intreccian voli
A noi d’intorno ancora. Oh resta qui! —
— Bei cipressetti, cipressetti miei,
Fedeli amici d’un tempo migliore,
Oh di che cuor con voi mi resterei
— Guardando lor rispondeva — oh di che cuore !
Ma, cipressetti miei, lasciatem’ire:
Or non è piú quel tempo e quell’età.
Se voi sapeste!… via, non fo per dire,
Ma oggi sono una celebrità.
E so legger di greco e di latino,
E scrivo e scrivo, e ho molte altre virtú:
Non son piú, cipressetti, un birichino,
E sassi in specie non ne tiro piú.
E massime a le piante. — Un mormorio
Pe’ dubitanti vertici ondeggiò
E il dí cadente con un ghigno pio
Tra i verdi cupi roseo brillò.
Intesi allora che i cipressi e il sole
Una gentil pietade avean di me,
E presto il mormorio si fe’ parole:
— Ben lo sappiamo: un pover uom tu se’.
Ben lo sappiamo, e il vento ce lo disse
Che rapisce de gli uomini i sospir,
Come dentro al tuo petto eterne risse
Ardon che tu né sai né puoi lenir.
A le querce ed a noi qui puoi contare
L’umana tua tristezza e il vostro duol.
Vedi come pacato e azzurro è il mare,
Come ridente a lui discende il sol!
E come questo occaso è pien di voli,
Com’è allegro de’ passeri il garrire!
A notte canteranno i rusignoli:
Rimanti, e i rei fantasmi oh non seguire;
I rei fantasmi che da’ fondi neri
De i cuor vostri battuti dal pensier
Guizzan come da i vostri cimiteri
Putride fiamme innanzi al passegger.
Rimanti; e noi, dimani, a mezzo il giorno,
Che de le grandi querce a l’ombra stan
Ammusando i cavalli e intorno intorno
Tutto è silenzio ne l’ardente pian,
Ti canteremo noi cipressi i cori
Che vanno eterni fra la terra e il cielo:
Da quegli olmi le ninfe usciran fuori
Te ventilando co ‘l lor bianco velo;
E Pan l’eterno che su l’erme alture
A quell’ora e ne i pian solingo va
Il dissidio, o mortal, de le tue cure
Ne la diva armonia sommergerà.
— Ed io—Lontano, oltre Apennin, m’aspetta
La Tittí — rispondea; — lasciatem’ire.
È la Tittí come una passeretta,
Ma non ha penne per il suo vestire.
E mangia altro che bacche di cipresso;
Né io sono per anche un manzoniano
Che tiri quattro paghe per il lesso.
Addio, cipressi! addio, dolce mio piano! —
— Che vuoi che diciam dunque al cimitero
Dove la nonna tua sepolta sta? —
E fuggíano, e pareano un corteo nero
Che brontolando in fretta in fretta va.
Di cima al poggio allor, dal cimitero,
Giú de’ cipressi per la verde via,
Alta, solenne, vestita di nero
Parvemi riveder nonna Lucia:
La signora Lucia, da la cui bocca,
Tra l’ondeggiar de i candidi capelli,
La favella toscana, ch’è sí sciocca
Nel manzonismo de gli stenterelli,
Canora discendea, co ‘l mesto accento
De la Versilia che nel cuor mi sta,
Come da un sirventese del trecento,
Piena di forza e di soavità.
O nonna, o nonna! deh com’era bella
Quand’ero bimbo! ditemela ancor,
Ditela a quest’uom savio la novella
Di lei che cerca il suo perduto amor!
— Sette paia di scarpe ho consumate
Di tutto ferro per te ritrovare:
Sette verghe di ferro ho logorate
Per appoggiarmi nel fatale andare:
Sette fiasche di lacrime ho colmate,
Sette lunghi anni, di lacrime amare:
Tu dormi a le mie grida disperate,
E il gallo canta, e non ti vuoi svegliare.
— Deh come bella, o nonna, e come vera
È la novella ancor! Proprio cosí.
E quello che cercai mattina e sera
Tanti e tanti anni in vano, è forse qui,
Sotto questi cipressi, ove non spero,
Ove non penso di posarmi piú:
Forse, nonna, è nel vostro cimitero
Tra quegli altri cipressi ermo là su.
Ansimando fuggía la vaporiera
Mentr’io cosí piangeva entro il mio cuore;
E di polledri una leggiadra schiera
Annitrendo correa lieta al rumore.
Ma un asin bigio, rosicchiando un cardo
Rosso e turchino, non si scomodò:
Tutto quel chiasso ei non degnò d’un guardo
E a brucar serio e lento seguitò.

    (G. Carducci)

All’ingresso del paese si viene accolti dalla maestosità del Castello dei Conti della Gherardesca, di origine medievale, che sembra appoggiarsi su un tappeto di fiori coloratissimi

Ci raccontava una signora che in inverno  la banca e la posta sono aperte solo due giorni la settimana, il dottore viene con la macchina e visita a domicilio  i pochi abitanti (circa 40, quasi tutti anziani) che ancora risiedono lì. Non c’è nemmeno la farmacia, né un negozio di alimentari aperto, tant’è che viene un furgone tutti i giorni (?) a vendere generi di prim necessità come frutta, pane, latte ecc.

Ma in estate il paese riprende vita, si riaprono le tante botteghine di prodotti tipici locali, fra cui i rinomati vini come il pregiatissimo Sassicaia. Riaprono i ristoranti (tantissimi per un borgo così piccolo) e nell’ex scuola del paese vengono ospitate  a  rotazione mostre di pittori locali (Viste! E che ve lo dico a fare?). Ho avuto l’opportunità, con la mia faccia tosta, di osservare al lavoro (e farmi anche spiegare un po’ la tecnica) uno scultore locale, che con la creta crea delle bellissime opere tridimensionali ispirate alla vita contadina. Oltre un mese per asciugare opere come questa e poterle poi cuocere per farle diventare così!

Abbiamo visto gli olivi secolari che si trovano in un piccolo giardino, piantati un giorno imprecisato intorno al 1720

e la statua di Nonna Lucia (la nonna di Carducci)

Ho chiesto allo scultore se l’aveva fatta lui, visto che lo stile poteva farlo sembrare, e sapete che mi ha risposto? “No, io l’avrei fatta molto meglio di così!”  E qui mi è cascato di grazia…..poi si è un po’ ripreso dicendo che la statua non rispecchia l’immagine che Carducci dà della nonna nella sua poesia….vabbé….in ogni caso se la poteva risparmiare..

Aggiornamento del 11/02/2013

Ho scoperto che l’opera è stata scolpita dal prof. Flavio Melani, scultore, pittore ed incisore dotato di grande talento che vive e lavora proprio a Castagneto Carducci. Le sue  bellissime opere possono essere ammirate sul suo sito e anche in una prossima mostra personale che si terrà a Bolgheri da metà Luglio 2013.

Abbiamo visitato la mostra per la presentazione di una nuova fragranza della famosa Acqua di Bolgheri, la linea Corallo, in una stanza multisensoriale dove dei diffusori spandevano la fragranza nell’aria, immagini di foto subacquee scorrevano in uno slideshow su una parete accompagnate da rumore di bolle subacquee.

Ecco qua. Fine reportage. Se siete arrivati fin qua senza stramazzare o addormentarvi meritate un premio.
Per quanto mi riguarda, il premio più bello è quello che non ti aspetti, e questo ho avuto in queste vacanze.

E l’immagine che mi porto negli occhi , e che sarà il soggetto del mio prossimo quadro, è questa:

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20 thoughts on “Bolgheri (post chilometrico, preparate generi di conforto…)

  1. Molto bello e caratteristico cara Rossana, la nostra bella Italia è piena di angoli come questo, bisogna solo avere la pazienza e il tempo di scoprirli! Buona serata un abbraccio!

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  2. Ma che bel resoconto. Mi ha appassionata dalla prima all’ultima riga! E che dire della foto finale? Che anche io ho sviluppato una grandissima passione per i lampioncini 🙂 Di notte li fotografo in tutte le salse, quindi immagina quanto attenda il tuo quadro!

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  3. Un “Postone”, @Rossana, degno di te, del tuo essere “pratica casalinga, moglie e mamma” senza smarrire l’ estro che dentro ti riscalda e ti motiva a vivere “diversa” …. secondo il tuo stile ch’ è sostanziato da una visione idilliaca della vita, una visione/sogno illuminata da una “memoria sempre grata”, che ti/ci consente di far rivivere non soltanto l’ inesprimibile bellezza di tutto ciò che “vivo” ti/ci circonda …. ma anche, se non soprattutto, chi non ci sia più …. e ci manca tanto ! 🙂
    E poi quei versi immortali, sinceri … insolitamente privi della retorica carducciana ….
    e questi, in particolare, leggendo i quali ancora oggi non ci riesco mica a trattenere il pianto :

    “O nonna, o nonna! deh com’era bella
    Quand’ero bimbo! ditemela ancora,
    Ditela a quest’uom savio la novella
    Di lei che cerca il suo perduto amore!
    — Sette paia di scarpe ho consumate
    Di tutto ferro per te ritrovare:
    Sette verghe di ferro ho logorate
    Per appoggiarmi nel fatale andare:
    Sette fiasche di lacrime ho colmate,
    Sette lunghi anni, di lacrime amare:
    Tu dormi a le mie grida disperate …. ”

    All’ emozione, cara Amica, non è mai facile mettere un guinzaglio, nemmeno attingendo al peggio di noi ci riusciremmo mai !

    Grazie !!! 😀
    @Cavaliereerrante ….

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  4. L’ho letto tutto… e senza generi di conforto a tiro, sono stata brava?

    Scherzi a parte, bellissimi luoghi e grazie di aver voluto condividere con noi questa esperienza 🙂

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    1. Infatti, sono popolate da gente orgogliosa e piena di grinta e in men che non si dica hanno riportato quei posti stupendi a rifiorire. Spero solo di riuscire ad arrivarci, l’anno prossimo. Inizierò fin d’ora a studiare il percorso!! 😉

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  5. Ps. per @Rossy : m’ avevi fatto, alla fine del post precedente, una domanda ! 😯
    Bene …. t’ ho risposto !!! 😀
    @Cavaliereerrante ….

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  6. diversamente da diemme@ io l’ho letto bevendo il mio bicchiere di latte freddo e mangiando le fette biscottate con la marmellata, ma non per altro…questa è l’ora della mia colazione 🙂

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  7. Bellissimo questo post, conosco molto bene i paesi di cui hai parlato, reputo Bolgheri il mio borgo del cuore e la poesia di Carducci é una delle mie preferite. Mi hai fatto venire voglia di ripartire 😉

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      1. No abito in Svizzera, ma parecchi anni fa avevo un fidanzato di Forte dei Marmi, e con lui ho avuto modo di conoscere tutta la toscana, in particolare Bolgheri era una delle nostre mete preferite.
        Quest’estate sono finalmente tornata in Toscana dopo una lunga assenza, se non di passaggio, e sono arrivata a pochi passi da Bolgheri e mi è dispiaciuto moltissimo non poterci passare per una questione di tempo.

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Stretta la foglia, larga la via, dite la vostra ch'io ho detto la mia...

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